For my English speaking friends, click here for the translated version
Ciao,
sono Stefano Gatti e questo è il duecentotrentatreesimo numero della newsletter LaCulturaDelDato: dati & algoritmi attraverso i nostri 5 sensi. Le regole che ci siamo dati per questo viaggio le puoi trovare qui.
Ecco i quattro spunti del duecentotrentatreesimo numero:
👂🏾Organizzazione e cultura dei dati e algoritmi nelle organizzazioni. Tre cose che rendono la leadership (più) difficile oggi. Ma resta più disciplina che talento
L’estate e le vacanze mi hanno sempre regalato spazio per riflettere e leggere su argomenti che sono stati, e sono ancora, oggetto e strumento del mio lavoro. La leadership, non solo in ambito lavorativo, è uno dei temi che mi appassionano di più.
Oggi, in un momento storico che la maggior parte di noi sente come particolarmente trasformativo, la leadership assume un ruolo forse ancora più importante rispetto al passato.
Essendo diversamente giovane, mi capita di confrontare il presente con diversi periodi storici del passato. Se devo condividerti tre aspetti, o tre difficoltà, che rendono la leadership di oggi più complessa, e per certi versi più importante, di quella vissuta in altre epoche, indicherei questi:
La presenza all’interno delle organizzazioni di un livello molto alto di diversità: generazionale, di genere e di cultura. La diversità è un grande valore, ma alza non di poco la difficoltà di essere leader.
La velocità del cambiamento che la tecnologia ci ha “regalato” negli ultimi vent’anni. Una dinamicità che si è propagata ben oltre il perimetro tecnologico, da quello sociale a quello economico.
La capacità di rimanere coerenti e trasparenti all’aumentare del numero e delle tipologie di interazioni che si hanno all’interno delle organizzazioni. Coerenza e trasparenza sono due caratteristiche che pagano un dividendo molto alto nel lungo periodo, anche se non sei un leader.
C’è poi un filo che tiene insieme i tre punti: una parte crescente delle decisioni dentro le organizzazioni oggi non la prendono le persone, ma gli algoritmi che le persone hanno scelto di adottare. Guidare vuol dire rispondere anche di quelle scelte.
Su questi temi ho letto di recente due brevi riflessioni, scritte da due persone che stimo molto, che hanno arricchito il mio percorso estivo.
La prima è molto specifica per il momento che stiamo vivendo ed è di David Knott, tra le altre cose CTO del governo britannico dal 2023 alla fine del 2025. Si intitola “Eight Steps to Enterprise AI Leadership”.
«La mia impressione è che la maggior parte dei leader nella maggior parte dei settori ammetterebbe di trovare l’IA tanto sconcertante quanto entusiasmante, tanto spaventosa quanto promettente, e che vorrebbe che il suo avanzamento rallentasse abbastanza a lungo da consentire loro di mettersi al passo.»
Questo è un estratto della parte iniziale. Poi Knott prosegue con otto suggerimenti pratici che ho trovato davvero attuali. Il secondo mi ha colpito più degli altri: chi guida deve imparare ad affiancare alla sicurezza anche curiosità e umiltà, dichiarando apertamente la propria incertezza. Non è banale, per chi è abituato a dover sembrare sempre in controllo.
La seconda lettura arriva da un post di Sebastiano Zanolli, una delle persone che più ha ispirato il mio stile di leadership, e di cui ti ho già parlato. In “Quale misura scegliere, ogni giorno, per tenere insieme risultati, persone e tempo” Sebastiano condensa consigli, pratiche e riflessioni sulla leadership. Da leggere tutto d’un fiato. Questo è il passaggio che mi ha ispirato di più:
«Siamo abituati a considerare la leadership come un talento innato, quando dovremmo invece trattarla per ciò che è davvero. Una disciplina, una pratica quotidiana, fatta di scelte ripetute, coerenza e presenza, senza scorciatoie o alibi.»
E il salto a Gandalf in cui Sebastiano ci accompagna è magico e reale allo stesso tempo. Da non perdere …
👃Investimenti in ambito dati e algoritmi. Start-up del mese di Luglio 2026: Prosper Medical
Luglio conferma che il 2026 continua a essere un anno molto forte per il venture capital. Secondo Crunchbase, nel mese sono stati investiti circa 65 miliardi di dollari, il doppio rispetto a luglio 2025 e il 10% in più rispetto a giugno 2026. L’AI continua a fare la parte del leone con 35 miliardi, il 53% del totale. Il dato più interessante è però un altro: 14 società hanno raccolto almeno un miliardo di dollari in un singolo round, il numero più alto mai registrato in un mese.
Allargando lo sguardo al primo semestre, sono stati investiti complessivamente oltre 510 miliardi di dollari, più dei 440 miliardi raccolti nell’intero 2025. OpenAI e Anthropic da sole valgono 217 miliardi, il 43% del semestre. Nel Q2, 16 round superiori al miliardo hanno assorbito 108,6 miliardi, il 53% di tutto il capitale investito nel trimestre. Sembra sempre più un mercato a strati: pochissime aziende raccolgono assegni da uno o più miliardi, mentre migliaia di altre si muovono su scale completamente diverse. La stratificazione si vede anche lungo gli stage. Nel Q2 il late stage ha raccolto 134 miliardi, in crescita del 141% sull’anno precedente; all’early stage sono aumentati soprattutto i grandi Series A e B, con 91 società che hanno raccolto round da almeno 100 milioni; perfino nel seed convivono mondi diversi, con 2,8 miliardi finiti in round da almeno 100 milioni e 5 miliardi distribuiti in round fino a 10 milioni. Il venture 2026 cresce, ma la media racconta sempre meno: conta capire in quale strato del mercato ci si trova.
Nel mio database personale ritrovo sostanzialmente le stesse proporzioni.
La start-up del mese è Prosper Medical, creata non proprio da esordienti. Ryan McQuaid e James Wantuck, medico, avevano già fondato PlushCare nel 2015, tra le prime piattaforme statunitensi di telemedicina direct-to-consumer, poi venduta ad Accolade per 450 milioni di dollari. Con PlushCare avevano contribuito a risolvere un problema: riuscire a parlare facilmente con un medico. Con Prosper ripartono da ciò che la telemedicina ha lasciato irrisolto: avere un medico che ti conosce davvero. Prosper ha appena raccolto 16 milioni di dollari e Prosper propone una medicina di base personalizzata e continuativa a 69 dollari al mese, lavorando anche con le principali assicurazioni. La parte più interessante, per me, è l’architettura del servizio. Quando entri, Prosper recupera cartelle cliniche, esami, farmaci, referti e informazioni provenienti dagli altri provider e li porta in un unico profilo. Nuovi esami, prescrizioni e visite continuano poi ad alimentare lo stesso dataset longitudinale. Il paziente ha un medico e un care team dedicati, sempre gli stessi, oltre a un AI assistant disponibile 24/7 che conosce l’intera storia clinica e prepara ogni visita per il medico. È quasi l’opposto della telemedicina “mordi e fuggi”: ogni volta non ricominci da zero con un medico diverso e una cartella incompleta. L’AI gestisce anche parte della documentazione, dell’organizzazione dei dati e delle autorizzazioni, mentre il team coordina prescrizioni, specialisti e appuntamenti. Medico e AI lavorano così sullo stesso patrimonio informativo nel tempo, guardando valori, trend e relazioni tra eventi clinici. Prosper prova a dare al medico umano una memoria digitale continua. Una memoria che dovrebbe evitare che pezzi importanti della storia del paziente si perdano tra sistemi, specialisti e visite. Il prodotto, in fondo, è anche l’integrazione.
Può funzionare anche in Europa? Come architettura di servizio, secondo me sì. Il modello economico richiederebbe un adattamento importante: rimborsi, assicurazioni, medicina territoriale e regole cambiano da paese a paese. Sul dato, però, l’Europa si sta muovendo proprio verso maggiore interoperabilità: l’European Health Data Space crea un quadro comune per accesso e scambio dei dati sanitari elettronici, con applicazione progressiva e passaggi importanti nel 2029 e 2031. Una Prosper europea potrebbe quindi costruirsi sopra sistemi sanitari e assicurativi esistenti, vendendo continuità, coordinamento e capacità di trasformare una storia clinica frammentata in una storia unica e utilizzabile.
Chiudo con due bonus track, entrambe start-up che hanno raccolto capitale a luglio.
Se dormi male perché respiri male, o hai spesso il naso congestionato, magari dai un’occhiata a SoundHealth, che questo mese ha chiuso un nuovo Series A e porta il funding complessivo a 12,25 milioni di dollari: il suo prodotto SONU è una fascia da 299 dollari che usa terapia acustica personalizzata per ridurre la congestione nasale. Ma ha anche un prodotto per migliorare la qualità del sonno.
Se invece vuoi sapere quanto di questo numero de La Cultura del Dato sia stato scritto con l’AI, c’è Pangram, che a luglio ha raccolto 9 milioni di dollari e ha appena stretto una partnership con Substack per integrare il suo sistema di AI detection direttamente nella piattaforma.
🖐️👀 Tecnologia & Data Science Anil Dash: il vibe coding è finito🙂 Adesso si chiama codeless
Se non lo conosci merita che tu gli dia una chance 🙂. Anil Dash è una delle voci più longeve del web: tiene lo stesso blog dal 1999. È stato CEO di Glitch, la community per sviluppatori acquisita da Fastly nel 2022, ha passato dieci anni nel board di Stack Overflow, oggi siede in quello della Electronic Frontier Foundation e nel management board di MIT Press, ed è stato consulente tecnologico per la Casa Bianca di Obama. Ha anche co-creato la primissima implementazione di quella che sarebbe poi diventata la tecnologia degli NFT, di cui è diventato negli anni un critico severo. È questo che lo rende utile da leggere: sta dentro la tecnologia e fuori dal marketing.
A gennaio ha provato a dare un nome (alternativo a vibe coding) a quello che sta succedendo davvero nel coding con l’AI, e il nome che propone è codeless. Non più un assistente che ti completa le funzioni, ma flotte di decine di agenti orchestrate da un piano scritto in inglese semplice. Le due idee su cui si regge sono prese in prestito dall’informatica classica. La prima è l’orchestrazione: come il cloud è diventato potente quando è diventato normale controllare flotte di server, così controllare flotte di bot apre una scala che chi chatta da solo con un modello non può raggiungere. La seconda è la resilienza: progetti il sistema assumendo che il codice generato sarà a volte spazzatura, esattamente come lo progetti assumendo che prima o poi un disco si romperà. Da qui anche il nome, costruito per analogia con “serverless”. Se il pezzo di gennaio ti convince, il seguito di febbraio Coding agents as the new compilers è quello che riguarda più da vicino chi guida un’organizzazione. Ogni generazione di strumenti ha astratto la precedente: i linguaggi interpretati hanno tolto la gestione della memoria, quelli di alto livello l’assembly. Ora tocca alla scrittura del codice, e quello che resta al team è definire le specifiche e garantire abbastanza contesto perché il sistema riesca a produrre codice che funziona. Di fatto il collo di bottiglia si sposta dal codice alla specifica. E una specifica, alla fine, è un documento. Che è più o meno il tema dell’ultimo post di Dash, di luglio, dove presenta una skill open source per scrivere documenti migliori. Distilla i suoi principi in cinque test e poi genera un nuovo documento oppure revisiona quello che hai già scritto. È gratuita, sta su GitHub, e Dash osserva che l’hanno trovata utile anche persone che non si sognerebbero mai di far scrivere un documento a un LLM, ma che considerano legittimo un correttore ortografico. L’ho provata nelle ultime settimane, e mi piace.
👅Etica & regolamentazione & impatto sulla società. Overload informativo: due anni dopo, Nicola Triglione aveva ragione
Quasi due anni e mezzo fa, nella newsletter 112, avevo intervistato Nicola Triglione, amico e cardiologo appassionato di biohacking e longevità. I link che ci aveva consigliato sono stati di gran lunga i più cliccati e ho ricevuto diverse mail di grande apprezzamento per quello che Dott. Nicola Triglione ci aveva suggerito. Se non l’hai letta, perché allora magari non mi seguivi ancora, credo valga la pena recuperarla.
Il passaggio dell’intervista che oggi trovo ancora più valido di allora è questo:
“Il secondo problema è l’overload informativo: la sovrabbondanza di dati può confondere sia pazienti che professionisti sulla scelta dei parametri da monitorare. È fondamentale individuare e focalizzarsi su pochi indicatori chiave, personalizzati in base agli obiettivi di salute del paziente, come l’HRV per lo stress, la qualità del sonno per chi soffre di disturbi del sonno, o il VO2 max per chi cerca di migliorare la propria condizione fisica. Ogni paziente potrebbe richiedere un ‘indicatore stella polare’ diverso, su cui basare il monitoraggio e l’intervento. Questa scelta rappresenta una sfida significativa nel decision-making, che richiede un approccio metodico e ben informato.”
Come sai sono molto appassionato di dati sui parametri fisiologici e dei device che li raccolgono: ne ho molti e ne raccolgo personalmente tantissimi. Il mio percorso, aiutato dal confronto periodico con Nicola, è proprio quello di individuare e monitorare i pochi che contano davvero per me, senza rimanerne schiavo. Il mio indicatore stella polare, alla fine, non è un singolo numero ma una coppia: l’HRV letto nel medio periodo e sempre in accoppiata con la frequenza cardiaca minima notturna. Presi insieme dicono cose che separatamente non direbbero, anche su fenomeni specifici che possono essere frequenti in chi fa sport.
Nicola nel frattempo ha proseguito la sua attività di divulgatore, con sempre maggiore rigore e precisione.
A tutti i link che ti avevo segnalato nella puntata 112 aggiungo due suoi interventi recenti su tematiche molto attuali:
“L’IA libera i medici per curare davvero i pazienti”, nel podcast di Raffaele Gaito più di un’ora sull’impatto dell’AI in ambito medico-sanitario e, soprattutto, su come cambia il rapporto tra algoritmo e medico umano.
“Come allenare il cuore per vivere più a lungo”, nel podcast Tressessanta di Virginia Gambardella: un dialogo su cosa serve davvero per proteggere il cuore e ottimizzare la nostra salute sul lungo termine, con una parte utile su come smontare le mode commerciali del benessere e rimettere al centro i parametri clinici che contano.
Se hai ulteriori suggerimenti e riflessioni sui temi di questo numero o per migliorare questa newsletter scrivimi (st.gatti@gmail.com) o commenta su substack.
Se ti è piaciuta e non sei ancora iscritto lascia la tua mail qui sotto e aiutami a diffonderla!
Alla prossima!




Super, devo recuperarmi tutti i video di Triglione! Grazie e buon weekend :)